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Cucire è un’arte che si tramanda di madre in figlia, proprio come una ricetta. Ad Arianna è bastato osservare per anni gesti antichi per imparare a trasferire ai tessuti la sua personalità.
Arianna sogna di diventare una sarta, e i suoi oggetti sono frutto di un artigianato creativo che intreccia trama e ordito di storie diverse, usando ago e filo come strumenti di scrittura.
La storia di Arianna è iniziata una mattina, all’alba, quando ha sognato di creare un abito per un libro, capace di proteggerlo, custodirlo e nasconderlo. Ha recuperato il tessuto di una gonna dismessa, un paio di elastici e con un righello ha preso le misure, confezionando il suo primo scaldaparole.

Aveva preso ispirazione dall’arte antica di “ri-vestire” i libri: Laura Hayman, con la seta della sua sottoveste, confezionò nel 1888 la copertina di un romanzo che regalò al suo amico d’eccezione Marcel Proust; mentre alcuni anni prima, nel 1857, il poeta francese Charles Baudelaire ricoprì di seta verde due copie de “I fiori del male” che regalò rispettivamente alla madre e alla sua musa Sabatier.
Arianna, senza saperlo, aveva confezionato un coprilibro prendendo spunto da tre gesti “romantici e carichi di memoria”: cucire su misura, custodire libri, e recuperare stoffe.
Sono questi i pilastri su cui si è nato Sakiori, un marchio in cui il concetto di artigianato ed ecologia si fondono ad un’antichissima arte giapponese, quella di recuperare stoffe e cucirle insieme.
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